In Svizzera in questi giorni si è scatenata un’apocalisse mediatica per la quanto meno singolare proposta del Canton ticino che ha scelto di insegnare sin dall’asilo l’educazione sessuale ai bambini dai 4 fino ai 14 anni.
Nei giorni scorsi infatti sono state già 30 le scuole a ricevere il Sex Box, contenente pupazzi, libri, peni in legno in diverse dimensioni e vagine di plastica con filmati che non potevano ovviamente mancare.
Il proposito sarebbe quello di far apprendere il sesso sin dalla più tenera età ai bambini, cosa che ha scatenato le ire funeste di genitori e pedagoghi, anche perchè l’intento del progetto è spiegare anche il piacere derivante dal sesso e questo avverrà con l’ausilio di filmati per far si che i bambini possano vivere la loro sessualità quando sarà il momento, nel miglior modo possibile.
Il fenomeno non è il solo isolato, anzi, nell’Appenzello e a San Gallo gli studenti utilizzano il tappeto del sesso, per sedersi in cerchio e dibattere sui temi sessuali insieme ai loro docenti.
Inoltre entro il 2014 l’obbligatorietà sarà estesa a tutte le scuole svizzere, nessuna esclusa. Inutile dire che le proteste insorgono da parte soprattutto dei genitori dei bambini, di orientamento conservatore che unite alle associazioni hanno dichiarato battaglia a questa proposta.
La Svizzera quindi si prepara a vivere settimane e forse potremmo dire mesi difficili in campo istituzionale, con associazioni di genitori, pedagoghi e con i conservatori in genere che alla nuova proposta scolastica hanno detto decisamente no, indignati dalla nuova materia che a parer loro non andrebbe insegnata nelle aule e con certi metodi.


























