Tre, il numero perfetto per le lingue da parlare



“Il plurilinguismo spalanca le porte al mondo”. La politica dell’Unione Europea suggerisce che ogni cittadino dovrebbe essere in grado di parlare la propria lingua madre, quella di un paese vicino e una terza di respiro internazionale. Secondo questo concetto, i cittadini europei che parlano più lingue si trovano in una posizione vantaggiosa quando si tratta di godere appieno delle opportunità formative, professionali ed economiche offerte dal proprio paese, dall’Europa o dal resto del mondo.

Il concetto è ribadito anche dall’Eurobarometro, secondo cui il 98% dei cittadini dell’UE intervistati è convinto che la padronanza delle lingue sia un fattore positivo per il futuro dei loro figli1 Non è un caso, infatti, che le società europee considerate “più avanzate” corrispondano spesso a quelle con i più alti tassi di plurilinguismo del continente.

Tra queste, Paesi Bassi, Svezia, Norvegia, Danimarca e Finlandia, paesi la cui lingua principale viene utilizzata da un numero esiguo di parlanti. Ben al di sotto della media plurilinguistica europea sono invece i paesi con una lingua ufficiale predominante e con un ampio numero di parlanti madrelingua, come ad esempio Gran Bretagna, Francia, Portogallo, Italia e Spagna, dove alla studio delle lingue straniere non è conferita la stessa importanza. Sempre secondo l’Eurobarometro, da test eseguiti tra studenti e adolescenti in 14 paesi europei, soltanto il 42% è competente nella propria prima lingua straniera e solo il 25% nella seconda. Non raggiunge nemmeno il livello base di conoscenza il 14% nel caso della prima lingua straniera, il 20% nel caso della seconda. Imparare più lingue consente di viaggiare, di conoscere persone nuove e di trovare ulteriori possibilità di lavoro, come è avvenuto dal 2010 in Europa a causa della crisi economica che ha visto un flusso senza precedenti di giovani istruiti e talentuosi emigrare dall’Europa meridionale verso paesi dall’economia più La conoscenza dell’inglese non basta più e a dimostrarlo sono gli annunci di lavoro delle grandi aziende, che spesso ricercano figure multitasking e poliglotte, e le migliori scuole business internazionali, che prevedono il plurilinguismo tra i requisiti d’accesso. I mercati emergenti e in forte espansione di Russia, India, Cina, Brasile ed Emirati Arabi influenzano le scelte linguistiche degli europei che desiderano distinguersi in un mercato del lavoro sempre più competitivo. Se in passato la conoscenza di 3 lingue straniere era concentrata principalmente sull’inglese e su altre 2 lingue europee (tedesco, francese, spagnolo), ora la tendenza vede una maggiore diversificazione linguistica, con l’inglese affiancato da una lingua europea tradizionale e da lingue in grande ascesa come russo, cinese, portoghese o arabo. “In qualità di operatori privilegiati del settore, siamo i primi a richiedere ai nostri collaboratori un’ottima conoscenza di base delle lingue. ESL è presente infatti con 36 succursali in tutto il mondo, nelle quali operano circa 220 collaboratori, di cui 11 in Italia, dell’età media di 28 anni. Ogni collaboratore parla in media quasi 3 lingue”, afferma Giovanni Moretti, ESL Manager Italia.
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