Migliaia di docenti idonei per insegnare, ma il Miur non gli riconosce la qualifica

Denuncia di Anief-Confedir dopo l’affermazione in audizione alla Camera del sottosegretario all’Istruzione, Marco Rossi Doria, sulla volontà del Ministero di non riconoscere l’abilitazione all’insegnamento, né l’inserimento nella II fascia delle graduatorie di istituto, ai tanti vincitori del concorso a cattedra non entrati in ruolo per mancanza di posti vacanti: l’amministrazione sbaglia i tempi di indizione del concorso e ora a pagare sono i vincitori.

Ancora una volta il Miur si mette di traverso, penalizzando tanti aspiranti docenti. Stavolta l’ostacolo arriva dalla risposta del sottosegretario all’Istruzione, Marco Rossi Doria, che nel corso di un ‘interrogazione dell’on. Marco Di Lello (Gruppo Misto) ha detto che l’idoneo ma non vincitore non potrà acquisire l’abilitazione, ma dovrà partecipare agli appositi corsi abilitanti.

Il settore studi dell’Anief ha verificato la normativa vigente. In base alla quale si evidenziano una serie di errori commessi dall’amministrazione scolastica che oggi vanno a danneggiare dei docenti – le ultime stime indicano circa 7mila vincitori risultati idonei ma non assunti – selezionati dallo Stato.  La normativa di riferimento, risalente al 1994 e ribadita da un decreto interministeriale del 1998, prevede infatti che al concorso a cattedra possano partecipare solo insegnanti già abilitati. Ma poiché questo non è mai accaduto, poiché le procedure concorsuali sono state aperte a tutti, non si comprende per quale motivo debbano essere stati sottoposti a prove preselettive, scritte, pratiche e orali – tutte superate – e poi essere lasciati a casa.

“È evidente che la responsabilità di quanto accade oggi – spiega Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir – va fatta risalire alla tempistica sbagliata da parte del Miur sullo svolgimento dei corsi abilitanti e l’indizione del ‘concorsone’ del 2012: questo, infatti, andava bandito solo dopo che si fossero esauriti i Tfa. In tal modo, i neo-abilitati avrebbero potuto parteciparvi. E, qualora fossero risultati idonei, ma non vincitori, in ogni caso avrebbero avuto accesso alle graduatorie. I corsi abilitanti, in pratica, sono nati per fare i concorsi. Ma questo passaggio obbligato non è stato seguito dall’amministrazione”.

“Tra l’altro – continua il sindacalista Anief-Confedir – si tratta di un’inosservanza registrata anche nel 1999. Anche allora, in occasione della penultima tornata di concorsi, il Miur decise di aprire a tutti: per partecipare era sufficiente presentare il titolo di studio. Solo che in quell’occasione gli idonei furono inseriti nelle graduatorie per accedere al ruolo. Stavolta, invece, non andrà in questo modo. Perché con il prossimo imminente concorso a cattedra decadrà automaticamente la lista dei vincitori. I quali, così, dopo aver vinto un concorso pubblico statale dovranno ripartire da zero”.

Il sindacato non può rimanere fermo di fronte a questa ingiustizia. Quanto sta facendo il Miur, infatti, conferma che al suo interno operano dei tecnici non all’altezza. Che agendo in questo modo stanno dequalificando il corpo docente italiano: negando l’accesso all’insegnamento a tanti insegnanti meritevoli, ritenuti idonei a svolgere la professione da commissioni statali, stanno compiendo l’ennesima ingiustizia.

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